Balun Guanella…. parliamone

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Balun Guanella, balun in corrente, bla bla bla tutti ne parlano.

Senza entrare troppo nel teorico cerchiamo di capirne di più per sfruttarlo al meglio e quando veramente è necessario impiegarlo. George Guanella nel 1944 teorizzò la realizzazione di trasformatori avvolti in linea di trasmissione, per ottenere anche l’effetto di “strozzare” (choke) le correnti di modo comune. Il tutto è stato ripreso ed ampliato in seguito da Jerry Sevick W2FMI (SK)

L’elemento di base da cui partire è il Trasformatore a Linea di Trasmissione (Transmission Line Transformer o TLT all’inglese) che Guanella definì “Bulding Block” con rapporto 1:1

Il TLT trasferisce l’energia tra il suo ingresso e l’uscita attraverso una linea di trasmissione e non tramite flusso magnetico come avviene nei trasformatori tradizionali. Per questo motivo il TLT ha una maggiore larghezza di banda ed una efficienza maggiore rispetto ad altre soluzioni. Utilizzando un nucleo di materiale adeguato e opportunamente dimensionato e con una impedenza di linea prossima ai 100 ohm, è possibile ottenere bande passanti di circa 100 Mhz ed alte efficienze di oltre il 90% per rapporti di trasformazione compresi tra 1:2 e 1:16. Inoltre, per le caratteristiche di efficace trasformatore di isolamento, è possibile convertire un balun in un-un con un riferimento a massa anzichè flottante.

Guanella Bulding Block

E’ realizzato avvolgendo una linea bifilare (due conduttori affiancati isolati o smaltati) o coassiale su di un nucleo in ferrite (non in polveri di ferro). Questo tipo di costruzione permette di ottenere una banda passante molto estesa ma soltanto per un numero molto limitato e finiti di rapporti di trasformazione. L’elemento di base è da considerare a tutti gli effetti un trasformatore 1:1. Il trasformatore è bilanciato per costruzione e rimane tale se i due capi rimangono flottanti rispetto a massa

Tipicamente è possibile ottenere i valori di 1:1 , 1:4, 1:9, 1:16 e con qualche “trucco” 1:6 e 1:12. Il tipo di materiale utilizzato come supporto influisce sia sull’induttanza che sul fattore di merito (o “Q”). La  scelta del corretto mix nel toroide è fondamentale per ottimizzare la risposta nella banda di maggior interesse.

trasformatore 1:4

Una linea bifilare realizzata con due conduttori isolati  paralleli ed affiancati, sullo stile della classica piattina bicolore rossa e nera con una sezione di circa 0.5mmq ha una impedenza di 100 ohm. L’elemento di base avvolto di cui si è parlato sopra ha quindi una impedenza tipica di base di 100 ohm. Utilizzando un cavo coassiale anzichè una linea bifilare, l’impedenza sarà quella tipica del conduttore ( 50 o 75 ohm). Variando la spaziatura tra i conduttori bifilari è possibile aumentare l’impedenza a 100 e 200 ohm. Oltre pur essendo possibile, diventa di difficile realizzazione meccanica. La soluzione più comune utilizzata per spaziare i conduttori è inserirli in un tubetto di silicone o teflon di diametro variabile, in quanto la distanza critica è quella tra il centro dei conduttori, non quella tra le guaine. La formula per calcolar ela separazione in funzione dell’impedenza è

dove D è la distanza tra i conduttori , d il diametro degli stessi,  Z è l’impedenza della linea, Z0 è la costante dell’impedenza in aria (circa 377 Ω), εr è la costante dielettrica (tipica 1.00054).

In condizioni normali la separazione D è superiore al diametro del conduttore d quindi risulta più pratico utilizzare le seguente

infatti con una separazione di 3mm ed un diametro di 1 mm si ottiene una linea prossima ai 200 ohm desiderati

Normalmente la spaziatura si regola infilando i conduttori in tubetti di teflon o silicone di diametro esterno opportuno. Utilizzando filo di rame smaltato anziche isolato e mantenendo i conduttori accostati, si ottiene una linea di trasmissione di impedenza prossima ai 50 ohm. Quindi un choke 1:1 per linea a 50 ohm si può ottenere sia avvolgendo cavo coassiale su un toroide che utilizzando un bifilare in rame smaltato. In entrambi i casi nel caso di installazione al’aperto ricordarsi contenitore e connessioni stagne!

 


Gli elementi di base sono quindi un trasformatore in linea di trasmissione (1:1 per semplicità) con un valore di impedenza noto (tipicamente da 100 a 200 ohm). Il trasformatore avvolto con cavo coassiale o filo nudo è il classico choke in corrente, di cui si è già discusso. Realizzato come sopra indicato, il trasformatore oltre ad annullare o ridurre le correnti di modo comune e avere una ampia banda passante, compatibilmente con il materiale utilizzato, non crea eccessive saturazioni nei nuclei magnetici, che in ogni caso devono comunque essere opportunamente dimensionati.

Un trasformatore in corrente realizzato con il metodo Guanella combina due o più “moduli” per ottenere il rapporto di trasformazione di impedenza desiderato.

Basiamo il ragionamento sul singolo elemento bifilare da 100 ohm avolto con cavo isolato

  1. collegando due trasformatori con primario e secondario in parallelo (100 + 100 ohm ovvero 50 ohm) ottenendo quindi un classico 1:1

    Guanella 1:1
  2. collegando due trasformatori con il primario in parallelo (100 + 100 ohm ovvero 50 ohm) e secondario in serie (100 + 100 ohm ovvero 200 ohm) si ottiene 50/200 quindi 1:4

    Guanella 1:4

Con la linea a 100 ohm e ragionando su di una impedenza tipica di 50 ohm le combinazioni terminano, a meno di non dover lavorare su valori intermedi. Per rapporti di trasformazione superiori è necessario aumentare l’impedenza del trasformatore di base.

  1. per realizzare un trasformatore 1:9 necessario ad adattare una linea da 450 ohm ad una da 50 ohm servono tre nuclei di impedenza 150 ohm cablati con primari in parallelo (50 ohm) e secondari in serie (450 ohm). Come detto sopra la linea a 150 ohm si ottiene spaziando i conduttori di circa 1.8 mm.

    guanella 1:9

Per valori ancora superiori l’impedenza va ulteriormente aumentata. Per un 1:16 servono 4 nuclei con impedenza di 200 ohm (circa 3mm di separazione) sempre connessi primario parallelo (50) secondario serie (800)

Come si vede le combinazioni non sono infinite e dipendono da scelte anche meccaniche e di progetto.


Combinando i singoli elementi in modo particolare è possibile avere rapporti diversamente non ottenibili. Ad esempio combinando due trasformatori 1:4 collegati in modo incrociati si ottiene un trasformatore 1:6 (50->300)

guanella 1:6

Altra soluzione per valori particolari possono essere realizzati soltanto con trasformatori composti da un elemento in tensione oppure di tipo un-un ed un elemento guanella in corrente (1:1 o 1:4) oppure con particolari configurazioni

ad esempio :

il 1:6 può anche essere realizzato combinando  un 1:4 guanella con un-un 1.56:1

il 1:12 è un 1:9 guanella accoppiato con un un-un 1.33:1 settifilare (brutta definizione per un avvolgimento realizzato con sette conduttori paralleli)

1:12 composito
1:12 commerciale

altri valori possono essere ottenuti anche sfruttando prese intermedie sugli avvolgimenti oppure convertendo un balun in un-un (esempio un trifilare 1:2.25)

1:2.25

I trasformatori di tipo guanella per definizione sono realizzati per un unico rapporto di trasformazione. L’unica combinazione che consente di ottenere un doppio valore è il caso dell’1:4 che con la trasformazione del secondario da serie a parallelo, si trasforma magicamente in 1:1. E’ una soluzione usata spesso per basse potenze per la cui realizzazione serve soltanto un commutatore doppio adeguato. In questa configurazione e per potenze sotto i 100w è possibile utilizzare nuclei di dimensione ridotta (misura 82 o 100) o meglio ancora binoculari.

doppio 1:4 e 1:1 in posizione 1:4

Nel caso di impiego in un balun, il secondario diventa sbilanciato e non più flottante. Nonostante la realizzazione in corrente, in casi particolari (windom ad esempio) potrebbero verificarsi dei disadattamenti per la formazioni di correnti di modo comune provocate dalla massa sul secondario. In queste situazioni si rende necessario combinare il balun primario con un secondo elemento sempre in corrente questa volta di tipo 1:1 e che per ragioni meccaniche potrebbe essere un W2DU oppure il classico coassiale avvolto su toroide.

Un balun Guanella 1:4  può essere realizzato sia su uno che su due toroidi. Si risparmia un elemento magnetico ma:

  •  si creano di correnti di modo comune, riducendo la capacità di choking del balun stesso
  • funziona correttamente solo se il carico è perfettamente flottante e totalmente isolato e indipendente da terra

Quindi scegliere sempre la soluzione a doppio nucleo, nonostante l’apparente complessità costruttiva, e contrariamente a quanto si vede sempre più spesso pubblicato online o sui siti di produttori. Le uniche configurazioni mono toroidi sono i choke 1:1 a 50 ohm!

1:4 singolo toroide
1:4 doppio toroide

 

Il numero di spire dell’avvolgimento influenza l’induttanza totale, in funzione della miscela di materiali utilizzati nel nucleo. tipicamente si utilizzano da 8 a 12 spire.

La miscela di ferrite di tipo -61 è ottimizzata per le frequenze più alte e la -43 per quelle più basse. La -31 è da utilizzare solo per choke RF 1:1. una soluzione suggerita anche da Sevick è la -K, che è difficile da reperire. La dimensione del nucleo influenza  le caratteristiche magnetiche ma nell’uso pratico è da valutare in funzione della potenza di transito. La dimensione massima reperibile è la 240 (61mm di diametro), anche se per alcuni mix sono disponibili la 290 (74mm) e la 340 (86mm). Per sicurezza è possibile accoppiare più nuclei (normalmente due) da incollare con colla a caldo o resine. Si ha certamente una variazione delle caratteristiche magnetiche ma la tenuta in potenza aumenta in modo esponenziale così come la dissipazione del calore. Non vi sono particolari rischi di saturazione del nucleo nella configurazione Guanella.

ad esempio riporto la costruzione passo passo di un 1:9
http://www.qsl.net/kh6grt/page4/balun/balun.htm

 

c’è da divertirsi….


biografia:

Supporti da campo per antenne

Sono decisamente lontani i tempi in cui per poter effettuare attività HF all’aperto era necessario andare alla ricerca di alberi con cui affrontare una battaglia a colpi di corde, pesi e rinvii.
I più fortunati disponevano di pali telescopici in alluminio provenienti dal mercato del surplus… sicuramente autoportanti ma anche mostruosamente pesanti ed ingombranti.

La diffusione dei pali telescopici in vetroresina (volgarmente definiti “canne da pesca” ) ha sicuramente permesso una maggiore flessibilità operativa ma……. come fissare la cosiddetta canna al suolo?

Facciamo subito una distinzione… da una parte le canne da pesca in vetroresina vere e proprie con una altezza massima di circa 8 metri e con qualche escursione verso i 10.
Le canne in carbonio indipendentemente dalla misura sono ottime quale supporto centrale per dipoli a V invertita. Il peso ridotto e la minore flessibilità rispetto alla vetroresina hanno la meglio per questa applicazione. Da evitare in ogni caso le alte potenze.  Causa una particolare conduttività del materiale non vanno MAI usate per verticali e GP. Con alte potenze c’è il rischio di vederle letteralmente andare in cenere!

Canna in carbonio da 6 metri. Chiusa è lunga 40 cm e pesa 290 grammi! È sfruttabile fino a 5.30m come supporto centrale per dipolo.

Dall’altra parte quelle create ad uso radiantistico (Spiderbeam/DX-WIRE) che raggiungono i  26 metri passando per 15 e 18.

Differenza? spessore dei materiali, capacità di resistenza alla compressione, diametro dei cimini e ovviamente della base. Senza dimenticare il costo……
La scelta è in funzione dell’applicazione e del tipo di antenna da sostenere. Un conto è una semplice GP o una EFHW o al limite un dipolo leggero. Diverso è il caso di un dipolo QRO per gli 80m o una spiderbeam o una yagi molto leggera. Inoltre va distinto tra installazione fissa e temporanea.
Canne da pesca (fino a 7/8 metri):Normalmente la cima non è sfruttabile causa estrema flessibilità e piccolo diametri. Dal secondo elemento in poi è possibile fissare un dipolo leggero (max 40M) a V invertita oppure una EFHW di pari misura e pari configurazione. In alternativa sono ottime per GP e verticali fino ai 20M(se 7M) o 30M(se da 8M).

La linea di confine è rappresentata dai 10M (IZ1POD) . A partire da questa misura entrano in gioco spessori maggiori e cimini che spesso superano i 5mm. Dai 10 metri in su possono essere tranquillamente usate per dipoli a V invertita da 40M e oltre realizzati con filo da circa 1.5mmq oppure per verticali e GP per 30, 40 e perchè no, anche per le bande basse se altezza ed investimento sono adeguati. Fino ai 15 metri i prezzi sono accettabili, oltre l’aumento è esponenziale.

La paura più diffusa è quella del “telescoping” ovvero nella chiusura delle sezioni per effetto del vento o del peso. C’è chi suggerisce l’uso di fascette in plastica rinforzate da anelli in gomma chi invece usa fascette in acciaio rivestite di guaina termoretraibile. E’ una soluzione pratica per installazioni fisse. Per l’uso temporaneo e fino ai 15 metri di altezza, l’esperienza mi insegna che usando dipoli, efhw e verticali, sarebbe possibile rinforzare le giunzioni con nastro adesivo telato o meglio “americano” ma è meglio procedere come segue:

  • estrarre ogni sezione fino al blocco naturale praticando una leggera rotazione di circa 90 gradi o fino a che non si ottiene una blocco efficace
  • per ridurre il rischio di collassi strutturali, non tenere la canna perfettamente verticale, ma fare in modo che il cimino sia fuori asse di pochi gradi.
  • Oltre i 10 metri o in presenza di vento è consigliabile un livello di controventi
  • Sotto i 10 metri, usando antenne a V invertita, i bracci delle stesse fungono da tiranti

In ogni caso evitare di sovraccaricare la struttura con il peso del cavo coassiale!. Utilizzare cavi da 5mm spiralandoli lungo il palo per equilibrare il carico. In portatile preferibile rg174

Un problema sempre presente è quello del fissaggio al terreno. Le piastre sottoruota sono la soluzione ideale operando nei pressi di un veicolo.

 

sottoruota e GP 20M

dipolo quadribanda su canna da 7 metri

E’ possibile sfruttare palizzate e recinzioni fissando il tutto con cinghie autobloccanti o al limite fascette in plastica

Ma…… se non ci sono nè alberi nè strutture?

Esistono in commercio a prezzi irrisori supporti da terreno nati per ombrelloni e stendibiancheria a “ombrello”. Da un lato presentano una vite che va semplicemente inserita nel terreno fino al blocco per poi inserire il palo nell’apposito colletto. Sono disponibili in vari diametri e materiali (plastica e acciaio zincato) . Sono ottimi per i pali più pesanti (fino a 18 metri)

Per le canne leggere è meglio rimanere in ambito pesca sportiva. Personalmente uso un picchetto da canna che, in presenza di terreno adeguato è perfetto a mantenere la verticalità, aiutato da una fascetta riposizionabile. In foto una canna da 7 metri, acquistata in una nota catena di articoli sportivi, che sostiene un dipolo linked 4 bande (17,20,30,40). Il picchetto è stato collaudato con canne da 10 metri e ha richiesto un paio di controventi per maggior sicurezza

GP 20 su canna 7 metri

particolare fissaggio al picchetto

 

palo da 10 metri sostenuto da picchetto e coppia di controventi

Su una pietraia il tutto si complica…..

 

Scaletta o ladder line

La “linea a scaletta” o “ladder line” o linea bilanciata è uno dei segreti nascosti nel felice impiego di antenne multibanda non risonanti.

In tempi remoti unica linea di trasmissione utilizzata in ambito radioamatoriale, è costituita da due conduttori paralleli mantenuti ad una distanza regolare da una struttura isolante spesso con con delle finestre da cui prende il nome. E’ analoga alle piattine a 300 ohm in uso negli impianti tv fino agli anni ’70.

L’impedenza è in funzione della distanza tra i conduttori e varia da 300 a 450 ohm (nei modelli commerciali) fino a 600 ohm ed oltre nei modelli autocostruiti

ldline

Come suggerisce l’amico Richard WX2H utilizzando le clips chiudi sacchetto dell’Ikea (Bevara) o altre simili da almeno 10cm si realizzano ottimi distanziali per le linee bilanciate

Una interessante soluzione è anche quella suggerita da Leon  VK3VGA basata su tubetto da irgazione e fascette in pvc

A differenza di quanto si possa pensare, una linea bilanciata non crea perdite o dispersioni o peggio ancora interferenze anzi….. Non presenta i difetti tipici dei cavi coassiali e sostiene senza difficoltà linee di trasmissione con alti valori di ROS. Inoltre essendo per natura bilanciata eventuali correnti di modo comune tendono naturalmente ad annullarsi … a condizione che i due bracci siano di lunghezza esattamente identica e mantenuti alla corretta distanza da separatori posti a distanza regolare. Per applicazioni mobili o temporanee è preferibile utilizzare i modelli commerciali da 300 e 450 ohm, leggeri e semplici da installare e smontare al temine delle attività. Anche se può dare impressione opposta, spesso risolve anche problemi di TVI.. ma non sempre purtroppo!

In istallazioni fisse è invece preferibile costruirsi una vera linea bilanciata come quella a 600 ohm sopra rappresentata anche per un semplice dettaglio tecnico: non servono giunzioni tra antenna e linea di trasmissione. Ideale quindi per alimentare dipoli o loop consentendo anche attività su bande diverse da quella di risonanza ed in generale ogni qualvolta si abbia a che fare con antenne con impedenza diversa da quella ottimale e si vogliano evitare i problemi ed i difetti derivanti dall’accoppiamento tramite cavo coassiale ed accordatore.

Pregi: supporta alte potenze e alti livelli di ros, basse perdite, insensibilità alle condizioni atmosferiche, estrema leggerezza, si può costruire in casa, bilanciata per costruzione.

Difetti: deve essere dimensionata correttamente, non può essere stesa a contatto o troppo vicina a superfici metalliche o a muri (mantenerla ad almeno 10cm). Per entrare all’interno della stazione la si può far passare attraverso un telaio in legno (due semplici fori) mantenendo la distanza, oppur utilizzare due tratti di cavo coassiale, a cui connettere ogni braccio ai soli conduttori centrali, ed entrare utilizzando aperture esistenti, ricostruendo poi la linea prima di collegarsi al balun o accordatore.

I distanziali possono essere costruiti partendo da sezioni di tubo in pvc per impianti elettrici o da lastrine di legno o plexiglass. Esistono in commercio anche prodotti belli e pronti creati allo scopo.


120sp 120is spc12


ecco

Come si può notare, in un  cavo coassiale (in alto) esiste uno sbilanciamento tra i flussi rf ed è alto il riscio di ritorni/rientri. Con una linea bilanciata (in basso) questo non avviene in quanto in due bracci in opposizione non lo consentono

schematizzo le principali differenze tra diversi tipi di conduttori RF

tipo pregi difetti principali impedenza perdite
RG-58 leggero, reperibile, flessibile,costo medio-basso alte perdite , qualità variabile 50 ohm 6.6
RG-213 di medio peso,reperibile, costo medio perdite medio-basse , mediamente rigido 50 ohm 4.8
linea 300ohm leggera, basse perdite sensibile all’umidita, scarsa tenuta in potenza, difficile reperibilità, costo medio-alto 300 ohm 0.55
linea 450ohm leggera, basse perdite, buona tenuta in potenza, scarsa sensibilità all’umidità reperibilità da scarsa a media, costo medio 450 ohm 0.45
linea 600ohm leggero, bassissime perdite, grande tenuta in potenza, scarsa sensibilità all’umidità,realizzabile insieme all’antenna con materiali comunemente disponibili autocostruzione 600 ohm 0.33

nb: perdite medie riferite a 100m di conduttore a 30mhz su linea correttamente terminata (fonte zs6hvb)

un esempio pratico nella sezione “antenne” -> all band doublet

per risolvere il problema dell’interfacciamento con una linea bilanciata esistono tre soluzioni per un agevole ingresso dei conduttori in stazione

  1. attraverso il telaio di una finestra in legno o pvc, praticando due fori paralleli a condizione di mantenere una distanza di sicurezza da materiali conduttori
  2. interrompere la linea in presenza di un muro o pannello di collegamento ed utilizzare quali conduttori temporanei di attraversamento due tratti paralleli di cavo coassiale (possibilmente da 10mm rg213 e simili e della stessa lunghezza), dei quali si useranno soltanto i conduttori centrali, per riprendere poi la linea bilanciata all’interno. I due schermi andranno collegati tra loro e messi a terrasol2
  3. la terza soluzione, che però influisce in maniera negativa sulla linea, è quella di connettere un balun in corrente 1:1 appena prima di entrare in stazione e proseguire con un cavo coassiale fino all’interno. Questa soluzione può far ricadere sul tratto di cavo alti livelli di ros che potrebbero in parte vanificare i benefici della linea bifilare.

sol12

Sarebbe impossibile descrivere in maniera approfondita i pregi delle linee bilanciate in poche righe. Rimando quindi all’ottimo sito di Rick DJ0ip http://www.dj0ip.de/open-wire-fed-ant/ per ulteriori dettagli (purtroppo in lingua inglese)

M0DAD ha pubblicato una utile tabella con le caratteristiche costruttive (spaziatura conduttori) delle più comuni linee bilanciate in funzione del diametro del filo utilizzato (in realtà espresso in mm²).

La prima riga indica l’impedenza caratteristica.

300 Ω
400 Ω
500 Ω
600 Ω
8  mm²
  2.0cm
4.6cm
10.6cm
24.4cm
5 mm²
  1.6cm
3.6cm
8.4cm
19.3cm
3 mm²
  1.25cm
2.9cm
6.7cm
15.3cm
2 mm²
  1.0 cm
2.3cm
5.3cm
12.2cm
1,5 mm²
  0.80cm
1.8cm
4.2cm
9.6cm
0,8 mm²
  0.63cm
1.4cm
3.3cm
7.6cm
0,5 mm²
  0.50cm
1.1cm
2.6cm
6.1cm
0,3 mm²
  0.40cm
0.90cm
2.1cm
4.8cm

 

Liquid Electrical Tape

Liquid Electrical Tape, come dice il nome è un isolante in forma semiliquida che applicato alle connessioni, in poco tempo crea uno strato isolante e protettivo perfettamente adattato alla superficie nello spessore desiderato.

Esiste con altri nomi e formati ma sostanzialmente è lo stesso prodotto

Lo uso dove non sia possibile o pratico usare guaina termoretraibile e al posto del nastro in punti poco accessibili e dove sia necessario creare isolanti o guarnizioni ad hoc.

Dopo l’applicazione indurisce in pochi minuti e completa l’asciugatura in alcune ore.  Può essere applicato nello spessore desiderato e non secca nel tempo. Isola e sigilla e non serve nessuna altra protezione.

Non è un prodotto acrilico… nell’uso i solventi si sentono eccome… a parte questo, e forse proprio per questo, aderisce a qualsiasi materiale.

Lo si trova sia online che presso alcuni rivenditori specializzati in Italia anche nella linea PlastiDip, sostanzialmente simile.

let

 

Cavi sat si o no?

I cavi sat da 75ohm, derivati dall’RG-6 e dall’RG-59, sono venduti a prezzi decisamente inferiori rispetto ai tradizionali coassiali a 50 ohm serie RG.

Leggendone le caratteristiche si resta colpiti dalle basse perdite rilevate a frequenze elevate, che diventano minime in HF, raggiungibili solo con cavi di diametro e costo molto maggiori.

 

Filo per antenne (radiatori)

qualsiasi conduttore isolato o nudo può essere utilizzato quale materiale per la costruzione del radiatore, ovvero dell’antenna propriamente detta.

Dai normali cavi per impianti elettrici fino a materiali ultra specializzati realizzati con materiali esoterici

per uso mobile o in viaggio privilegiare la portabilità, quindi cavi da 0.2 a 0.5 mmq eventualmente fino a 1mmq se ingombro e pesi lo consentono. E’ sconsigliato l’uso di cavi sottili per cablaggi in quanto è facile danneggiarli anche con una semplice piega netta e non adatti ad un uso all’esterno.

Sono stati sviluppati casi speciali ad uso radiantistico, anche per impegni gravosi, realizzati in copperweld (anima in acciaio con “pelle” in rame) oppure in rame con rinforzo di fibre in kevlar. Sono estremamente leggeri e straordinariamente flessibili e robusti nonostante le ridotte dimensioni (0.3mmq e poco più di 1 mm di diametro). Il costo parte da circa 0,5 euro/m.

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Una alternativa a basso costo e basso impatto visivo, nel caso soprattutto di grandi dipoli (80,160) è rappresentato dal filo inox per saldatura. estremamente resistente nonostante il diametro di solo 0.8mm. E’ venduto in rocchetti da alcune centinaia di metri e si trova facilmente in ferramenta. Ottimo anche per radiali

 

 

Toroidi Ferriti & C.

si tratta di componenti ferromagnetici realizzati con una miscela di materiali genericamente definiti “ferriti”. da non confondersi con i similari in polvere di ferro solitamente identificati da colori variabili, non adatti a questo scopo. La forma tipica è quella a toroide, ma esistono anche in tubetti, clip, perline e blocchetti binoculari. Il colore è solitamente grigio scuro in tonalità varibile in base al produttore. In alcuni casi sono disponibili in versioni tendente al verde o all’azzurro.

Per avere quello corretto è necessario affidarsi ad un rivenditore affidabile oppure procedere con la seguente misura

  1. avvolgere una spira di filo di rame sul toroide
  2. misurare l’induttanza rilevata
  3. utilizzando le tabelle del costruttore oppure appositi sw (miniring core calculator) cercare la miscela che a parità di dimensione dà quel valore.a titolo di esempio (per una spira):
  4. FT240-43 -> 930nH,
  5. FT240-77 -> 2.725uH
  6. FT240-61 -> 161nH
  7. FT140-43 ->760nH

come si nota l’induttanza è in funzione del mix e della dimensione del toroide

i nuclei in ferrite sono identificati dalla sigla FT seguita dal diametro in pollici e dal mix

(es. FT240-43 ferrite mix 43 diametro 2.4 pollici – poco più 6 centimetri) La lettera A accanto alla misura indica altezza doppia, equivalente a sovrapporre due nuclei normali

tnx: Palomar Engineering

come si può notare il tipo 31 è il più adatto per un uso ad ampio spettro.

Sono realizzate con mix le clip anti-disturbo utilizzate normalmente su PC, monitor ed accessori informatici

Il tipo 77 è più specializzato ed adatto soprattutto alle band basse

Il tipo 43 è intermedio e dà il meglio di sè fino ai 40 metri con uso saltuario in 80

Il tipo 61 è adatto alle bande più alte fino ai 20 metri

il segreto è ottenere l’impedenza più alta alla frequenza più bassa, o almeno a quella che ci interessa di più

toro

 

 

 

 

 

Materiali a base di ferrite
(Amidon© / FairRite© / Laird© / Ferroxcube© ):

m31

m43

7051
Fair-Rite BN43-7051

 

 

 

 

 

initial permeability ui=850. 28.7mm x  28.7mm x 14.25mm, fori 6.35mm,

 

m61

LFB095051 (per W2DU bande basse)

initial permeability:  5000, 9.5mm x 19 foro 5.1mm

nuc

 

 

 

 

 

CST5.1-15-3S4 (per W2DU standard)

initial permeability: 1700, 9.5mm x  15mm foro 5.1mm


Materiali in polvere di ferro:

normalmente non utilizzati

corefe

Cavi coassiali

per esperienza ho standardizzato in :

VHF/UHF/SHF

M&P Hyperflex10 –  Fisso e Portatile (10mm)


caratteristiche   MP Hyperflex 10    


HF

M&P Ultraflex 7 (7mm) Fisso e Portatile

RG223 (5mm) cablaggi e usi secondari


caratteristiche  M&P Ultraflex 7

caratteristiche  RG223

 


Dielettrico Teflon©  

142b

RG-316 – per cablaggi e balun media  potenza (2.5mm)

RG-178 – in alternativa al 316 (1.8mm)

RG-142 – per  cablaggi e balun alta potenza (5mm) e attività QRP


caratteristiche  RG178B-U   RG316-U  RG142B-U


ptfe01
ptfe02


per una panoramica ampia sui cavi coassiali